Il clan dei camorristi, una polemica senza fine

Anche il primo cittadino di Aversa si scaglia contro la fiction che segna il ritorno in tv di Stefano Accorsi

di Monia Ruggieri 26 Febbraio 2013 14:13

Il clan dei camorristi è la nuova fiction di Canale 5 che segna il ritorno in tv di Stefano Accorsi. La fiction narra le vicende di una delle più spietate organizzazioni mafiose e criminali che il nostro Paese abbia mai conosciuto, nonché del rapporto che con gli anni si è instaurato tra Mafia e Stato. Nello specifico, la fiction ripercorrerà le vicende della famiglia dei Casalesi. Infatti il titolo originale della fiction sarebbe dovuto essere appunto Il clan dei Casalesi, ma viste le polemiche che hanno letteralmente circondato la produzione e la messa in onda della fiction, si è preferito optare per un titolo più generico (sebbene ciò non abbia placato gli animi e l’opinione pubblica). Prodotta dalla Taodue di Pietro Valsecchi, la fiction è stata girata tra le campagne laziali e campane ed è ambientata negli anni ’80. Come accennato precedentemente, la storia narra le vicende e la scalata dei Casalesi nel mondo della camorra. Dalla corruzione locale, alla gestione del mercato di sostanze stupefacenti, passando per il controllo di alcuni settori dell’economia. Il tutto con il benestare di alcuni imprenditori e politici corrotti.

Arrivati alla quinta puntata, le polemiche non si placano, anzi. Sul piede di guerra, infatti, il sindaco di Aversa, Giuseppe Sagliocco che ha annunciato che ben presto si attiverà per richiedere eventuali risarcimenti per il danno di immagine ricevuto:

«Mettere in scena con quelle modalità l’ascesa dei Casalesi  rischia di enfatizzarle. Il nostro territorio è sano anche se il fenomeno esiste, non possiamo inchinarci alle generalizzazioni. Legalità e trasparenza tramutati in azioni. Aversa e l’Agro sono fatti da persone perbene. Nel passato c’è stata in alcune parti l’assenza dello Stato, ma oggi sta riprendendo il controllo del territorio. Prefettura e questura sono impegnati a fondo non solo per i roghi o la criminalità, ma per un una vigilanza reale su queste terre».

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