La Faida, recensione del film

Una faida antica, un codice del quindicesimo secolo ed una famiglia in pericolo. Cosa succederà a Nik?

di Monia Ruggieri 30 agosto 2012 10:44

Ci sono registi e Registi. Probabilmente l’americano Joshua Marston è un Regista, con la erre maiuscola. Proprio perché è uno dei pochi in grado di inquadrare la vera adolescenza e la visone del mondo dal punto di vista dell’innocenza di un giovane. L’ha fatto nel pluripremiato Maria Full of Grace e lo fa ancora ne La Faida, una pellicola che descrive il mondo e le illusioni di un giovane, che dovrà scontrarsi e talvolta arrestarsi tra regole arcaiche che nulla hanno a che fare con l’inarrestabile evoluzione naturale del mondo e le sue aspirazioni di libertà.

Il protagonista del film è Nik (Tristan Halilaj), un adolescente vitale che frequenta l’ultimo anno di scuola superiore nel nord dell’Albania e che vive la sua prima storia d’amore con una compagna di scuola. Altra protagonista è Rudina (Sindi Lacej), la sorella di Nik che ha quindici anni ed una brillante carriera scolastica davanti a se: infatti, a differenza del fratello che vorrebbe aprire un Internet Point dopo il diploma, la bella Rudina vorrebbe frequentare l’università.

A causa di una disputa per un terreno, il padre e lo zio di Nik e Rudina vengono accusati di omicidio, così la famiglia diventa oggetto di una vendetta terribile ed arcaica, dove occorre sottostare a delle regole arcaiche di una faida tribale. Infatti secondo una legge del del quindicesimo secolo di un codice civile balcanico, detto le leggi del Kanun, la famiglia del deceduto ha il diritto / dovere di uccidere Nik o un altro uomo della famiglia. Per questo agli uomini viene vietato di uscire fuori casa, così sarà Rudina a dover portare sulle spalle il peso della famiglia.

La ragazza, infatti, dovrà abbandonare gli studi e dedicarsi al lavoro del padre, consegnando il pane. Sarà il fratello Nik, però, esausto per la situazione che sta vivendo, a voler cercare di sedare la disputa. Ci riuscirà?

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