Quali motivazioni politiche muovono la premiazione degli Oscar?

Con Argo, Hollywood premia se stessa e la propria capacità di rendere l'America grande anche dal punto di vista politico.

di Elisa Bonaventura 28 febbraio 2013 12:55

Come ogni evento sul quale i riflettori del mondo si concentrano su qualche ora, anche la cerimonia di premiazione degli Oscar viene analizzata in ogni minimo dettaglio, commentata e interpretata a posteriori.

E, in particolar modo, i commenti di quest’anno sono rivolti al film che è uscito vincitore dell’edizione 2013: “Argo” diretto ed interpretato da Ben Affleck.

Qualcuno si è chiesto: esistono delle motivazioni politiche che hanno portato a questa premiazione, al di là della grande abilità tecnica e cinematografica che hanno dimostrato i suoi produttori? E cosa ha portato i membri dell’Academy a preferire “Argo” al “Lincoln” di Steven Spielberg?

“Argo” racconta la vicenda gli artefici della risoluzione della crisi degli ostaggi statunitensi a Teheran nel 1979: attraverso una colossale operazione, la Cia e Hollywood crearono un film da utilizzare come cavallo di Troia per uscire di soppiatto dall’Iran, il cui titolo era, appunto, “Argo”. Si trattò di un’operazione che ancora oggi è scottante e umiliante per gli iraniani, ed il fatto che essa venga celebrata in un film che trionfa agli Oscar e la cui vittoria viene annunciata direttamente dalla Casa Bianca da Michelle Obama sicuramente avrà suscitato qualche nervosismo in Medio Oriente. Considerando inoltre l’età media dei membri dell’Academy, le vicende narrate in “Argo” saranno sembrate di stretta attualità: insomma, Hollywood con il film di Ben Affleck premia e celebra se stessa e la propria capacità non solo di far sognare milioni di persone in tutto il mondo, ma anche di contribuire alla grandezza internazionale dell’America anche sul piano politico.

Il grande sconfitto di questi Oscar è sicuramente Steven Spielberg, il grande favorito, che riesce a portare a casa la statuetta come miglior attore protagonista per Daniel Day-Lewis (la cui interpretazione è stata davvero ai massimi livelli) e quella, quasi di consolazione, come miglior scenografia. Né la pacata celebrazione di uno dei più grandi presidenti americani, né la sua misurata e innovativa regia vengono premiate: a Spielberg viene preferito Ang Lee che, ancora una volta, dimostra tutta la sua capacità come regista in un film epico come “Vita di Pi”. Avrà influito sulla scelta dell’Academy il fatto che il film fosse stato finanziato in parte dalla Cina, cui l’America deve molto?

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