Girlfriend in a Coma, bloccata l’uscita del film

La proiezione della pellicola sul declino dell'Italia è stata rimandata a dopo le elezioni

di Monia Ruggieri 2 febbraio 2013 15:31

In programma al Maxxi di Roma il prossimo mercoledì 13 febbraio, non verrà proiettato il film Girlfriend in a Coma di Bill Emmot. Infatti i vertici del Museo nazionale delle arti del XXI secolo hanno stabilito e comunicato agli organizzatori del festival che la proiezione del film realizzato dal giornalista inglese insieme al contributo di Annalisa Piras, doveva essere rinviata ad una data successiva alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013. Questo perché nella pellicola si parla del declino dell’Italia.

Questa è la motivazione scritta nella nota pervenuta alla produzione della pellicola:

«Disposizioni della Presidente della Fondazione, che si fanno interpreti delle indicazioni assai rigorose dateci dal ministero – socio unico della Fondazione ed Autorità Vigilante sul nostro operato – non ci consentono di ospitare nello spazio del museo qualunque iniziativa che possa essere letta secondo connotazioni politiche, nell’imminenza della competizione elettorale».

Nella serata di ieri, però, il ministero per i Beni e le attività culturali ha voluto rilasciare una dichiarazione sottolineando di non aver dato alcune disposizioni in merito:

«Il Maxxi  è una fondazione di diritto privato le cui decisioni sono assunte dagli organi competenti».

Bill Emmott, regista e autore della pellicola nonché Direttore dell’Economist per ben 13 anni, ha commentato la vicenda dicendosi attonito. Ecco le sue parole:

«attonito davanti a questa terribile e calzante dimostrazione della tesi centrale di Girlfriend cioè, che il declino italiano stia rapidamente giungendo al punto di non ritorno».

Anche i produttori del film sono contrari e parlano addirittura di limitazione della libertà di parola a causa delle elezioni politiche:

«abuso, letteralmente la sospensione della cultura e della libertà della parola per semplice convenienza elettorale, senza nemmeno il conforto di una legge»

Inoltre invitano ad usare il social network Twitter per alzare la voce e farci sentire dai “potenti”:

 «i Twitterati a twitterare, i Facebookers a bookerare e chiunque ad alzare la voce».

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