“La cuoca del presidente”, il nuovo film di Christian Vincent

Il film uscirà nelle sale cinematografiche il prossimo 7 marzo e con queste parole il regista ha commentato il suo lavoro

di Monia Ruggieri 25 febbraio 2013 19:40

Uscirà il prossimo 7 marzo l’ultima fatica cinematografica di Christian Vincent, La cuoca del presidente. Christian Vincent racconta la storia vera di Hortense Laborie, affidandosi proprio alla bravura di Catherine Frot nei panni della protagonista. La pellicola racconta la vera storia di Danièle Delpeuch, una bravissima cuoca che, dalla regione del Perigord, viene chiamata dal Presidente francese François Mitterrand per occuparsi delle cucine dell’Eliseo nel 1986. Nonostante le gelosie degli altri cuochi delle cucine, la nostra cuoca riuscirà ad imporsi grazie alla sua forza di volontà. Grazie anche alla sua genuinità e a quella della sua cucina, convincerà in poco tempo il Presidente di aver fatto la scelta giusta.

Il regista, Christian Vincent, ha così commentato l’inizio a dir poco fuorviante del film:

Sì, si resta davvero disorientati. Lo spettatore che pensa di vedere un film che si svolge all’Eliseo potrebbe chiedersi dove è finito. Chi può mai essere quella persona, neanche particolarmente simpatica, che vive a 12.000 chilometri di distanza dalla Francia, in condizioni difficili, e che vediamo un po’ alla volta rasserenarsi e poi ridere senza freni quando i ragazzi della base organizzano uno spettacolo in occasione della sua partenza? Mi piaceva il contrasto con le dorature dell’Eliseo; lo scontro tra queste due epoche mi incantava. Da una parte siamo in cima alla piramide, davanti a Hortense viene steso il tappeto rosso, riceve tutti gli onori, conosce lo stato di grazia, poi tutto per lei va di male in peggio. Dall’altro ci si immerge in una natura ostile, bellissima ma molto dura; lei prepara delle conserve per una banda di scienziati persi in mezzo al nulla, senza alcuna possibilità di comunicare con l’esterno; ma, alla fine della sua missione, tutti si congratulano con lei, la ringraziano. In questa doppia avventura c’è una riflessione sulla riconoscenza e sull’ingratitudine.

Questo, invece, è il commento di Vincent quando gli fanno notare che ha portato sul grande schermo una grande varietà di personaggi:

Un giorno mi hanno chiesto perché facessi film e io ho risposto: “Per non dover lavorare”… Per sfuggire alla routine del lavoro da impiegati, alla sua monotonia. Il cinema è il mestiere che offre il miglior impiego possibile del tempo. C’è il tempo della scrittura, che a volte è un momento di solitudine… Il tempo della preparazione, che è il momento della scoperta: si viaggia in paesi diversi, si scoprono delle città, delle strade che non si conoscevano, si visitano degli appartamenti, si fanno degli incontri. C’è il tempo delle riprese che è quello della follia, dell’angoscia e della felicità più pura. Un momento di controllo assoluto in cui tutto sfugge al controllo. E per finire c’è il tempo del montaggio, che è il momento della verità: il momento in cui ci si confronta con quello che si è fatto.

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