La Rai ricrea all’estero le località italiane

Le fiction Rai prodotte fuori dall'Italia: è colpa della crisi

di Monia Ruggieri 5 agosto 2012 14:33

La crisi non si appresta a diminuire e anzi, arriva anche ai vertici alti. Come quelli della Rai, che si è imposta una nuova missione: tagliare le spese facendo tornare floride le proprie casse. Difatti anche il nuovo presidente Anna Maria Tarantola, si è tagliata lo stipendio, mentre D.G. Luigi Gubitosi ha rinunciato non al suo sbalorditivo compenso, ma al contratto a tempo indeterminato. E’ in questa ottica, insomma, che i vertici Rai si stanno muovendo.

I ripetuti tagli si ripercuotono su tutti i fronti, anche, ad esempio, su quello della programmazione e sulle fiction, le quali nonostante garantiscano un grande afflusso di pubblico, comportano dei costi piuttosto sostenuti per quanto concerne la loro organizzazione e produzione. Per cercare di arginare gli eccessivi costi, anche la Rai ha seguito la moda del momento, ovvero quella di trasferire la maggior parte delle produzioni all’estero, un po’ come accade per la produzione dell’abbigliamento.

Il Clic, ovvero il Coordinamento Lavoratori Industria Cineaudiovisivo, ha denunciato la situazione già da qualche tempo e continua a farlo attraverso petizioni e manifestazioni sotto il palazzo Rai di Viale Mazzini. Questo perché ingenti somme di denaro pubblico, così facendo, non vanno nelle tasche degli italiani, bensì escono dai nostri confini.

Uno degli esempi di questo tipo di fiction è Terra Ribelle, che nonostante sia ambientata in Toscana, è girata in Argentina. In merito occorre tener presente che se la fiction in questione fosse stata girata in Maremma e non nella terra del tango, nelle casse dello Stato sarebbero entrati qualcosa come la bellezza di  1 milione  e 975mila euro. Non spiccioli insomma.

Qualche settimana fa  Franco Ragusa, portavoce del Clic, è stato intervistato da IlFattoQuotidiano.it ed ha dichiarato in merito:

“E’ un’ingiustizia portare via tutta quella ricchezza, generata con i soldi dei contribuenti, che potrebbe invece promuovere crescita e occupazione in Italia. Se delocalizzare può avere un senso logico secondo il ristretto punto di vista della Rai, non ne ha però alcuno dal punto di vista del sistema Paese”.

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